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Barozzi: Palazzo, Scala o torta?!

Qualche settimana fa, approfittando di una capatina a casa dei nonni, ho avuto il piacere di visitare il Palazzo Contrari-Boncompagni o Palazzo Barozzi come lo chiamano i vignolesi.

Esatto, ci troviamo a Vignola, una tra le più affascinanti città della provincia modenese e dell’Unione Terre di Castelli.

Io ho un legame molto stretto con questa città per via dei miei nonni che abitano qui ormai da tanto tempo. Fin da piccola mi sono ritenuta fortunata a poter trascorrere del tempo a Vignola e, per un motivo o l’altro, ho avuto modo di visitarla e apprezzarla in tutte le sue parti.

Dopo 22 anni d’età, però, avevo ancora una grossa lacuna: non avevo mai visitato il Palazzo con l’omonima e celeberrima Scala del Barozzi! Mica una cosa da poco se si pensa che questo è un vanto non solo per i vignolesi, ma per modenesi ed emiliani in generale.

Barozzi

Per rimediare, quindi, ho provveduto a farmi guidare qui e a riportare la mia visita sul blog, così che possiate approfittarne anche voi che mi leggete.

A condurmi tra ‘le sale e le scale’ del Palazzo Barozzi è stato Giancarlo Ceci, vignolese D.O.C. e guida esperta (10+ per la passione con cui racconta!), mentre ad accompagnarmi è venuto il mio fantastico Nonno Gianni (che avete visto anche in veste di cuoco qui).

Palazzo Contrari-Boncompagni

Barozzi

Costruito attorno al 1560 grazie a Ercole Contrari “il Vecchio”, allora capostipite del marchesato di Vignola (facente parte del ducato d’Este), secondo un progetto del grande Jacopo Barozzi.

La nostra guida ci ha raccontato come, in quel periodo, Barozzi venisse chiamato il “Vignola per motivi non meglio giustificati: egli, di fatto, vantava fama e riconoscenza alle corti di Papi e reali francesi, grazie alla realizzazione di innumerevoli opere, ma concretamente non aveva realizzato molto nel suo paese natale.

Questo è ciò che Ercole Contrari gli fece notare nel momento in cui gli chiese di progettargli un palazzo. Il Barozzi “incassò il colpo”, si mise subito al lavoro e non solo lo progetto, ma realizzò un’opera a cui lavorava da tempo.. La Scala a chiocciola!

La costruzione del Palazzo si svolse dal 1560 al 1567 grazie al magistro Bartolomeo Tristano; la struttura fu progettata su quattro piani a sezione rettangolare con due ali quadrate ai lati e per la sua realizzazione furono abbattute ben 11 case del borgo, una delle quali appartenente alla famiglia Barozzi. 

Terminata la sua costruzione rimase di proprietà dei Contrari fino al 1577, anno della morte dell’ultimo erede (‘illegittimo’ ci spiega Giancarlo, poichè nipote di Ercole il Vecchio. Eppure alla famiglia d’Este i Contrari erano molto simpatici, perciò si trovò un escamotage per posticipare la fine del marchesato). Da quel momento passò alla famiglia Boncompagni che, purtroppo, si dice non ebbe lo stesso interesse nel valorizzare Vignola e il marchesato. Infine, nel 1949 il Palazzo fu acquistato dalla Parrocchia di Vignola che tuttora ne è proprietaria.

La stanza dei Contrari

Secondo le cartografie ritrovate, al piano terra e nell’interrato furono organizzate le cucine e i magazzini, al primo piano viveva la famiglia del feudatario e nel sottotetto la servitù.

Io e il Nonno, grazie a Giancarlo Ceci, abbiamo anche potuto visitare anche il piano “nobile” del quale merita un particolare riferimento il salone centrale. Qui, di fatto, “risiedono” gli uomini -e la donna- di Vignola:  tra questi Jacopo Barozzi in primis, ma anche lo storico Ludovico A. Muratori e la poetessa Veronica Cantelli.

Non è solo la presenza iconografica di alcune “glorie” vignolesi a rendere speciale questo salone, ma più che altro l’affresco che impreziosisce il soffitto: sfortunatamente non si hanno molte notizie circa la sua realizzazione, ma è un vero capolavoro e merita di essere visto dal vivo. Grazie a un gioco di prospettive che, per l’epoca in cui è stato dipinto, è inimmaginabile, gli elementi sembrano letteralmente fuoriuscire, quasi fossero in 3D! Guardare per credere.. e questa è solo la foto!

Infine, è bene dare un piccolo spazio in questo racconto al piano interrato del Palazzo, che è stato completamente ristrutturato nei primi anni 2000, soprattutto per merito del grande interesse di Don Giuseppe Pellegrini per la valorizzazione della città e del territorio di Vignola.

Questo spazio appartenente alla Fondazione di Vignola, oltre a essere molto bello per conferenze e meeting, è davvero affascinante come “reperto storico”. Pensate che, durante il restauro, sono stati conservati l’originale lavello e il forno oltre che la muratura e i due pozzi originariamente presenti.

Scala del Barozzi

Si trova nell’ala sinistra del Palazzo, in una struttura “esterna” rispetto all’originale progetto che prevedeva una planimetria speculare. Con ben 106 gradini va dal seminterrato fino all’ultimo piano, ma all’altezza del piano terra viene interrotta da un muro (costruito per esigenze architettoniche durante il restauro).

E’ rinomata per la sua particolare conformazione a spirale e per essere sostenuta solamente da una colonna centrale, per il resto “fluttua nell’aria“. Se per me che al Liceo ho studiato fisica a un livello base-intermedio questa scala è un capolavoro della scienza oltre che per l’arte, non immagino per un esperto o un grande appassionato!

Man mano che Giancarlo ci spiegava come la Scala riesca a stare in piedi senza alcun tipo di trave o sostegno esterno, in me e il Nonno cresceva lo stupore. Come vi dicevo il tutto si sviluppa attorno a una colonna centrale che regge il peso dell’intera scala, tra questa e il muro portante (è un muro a pianta ellittica inserito in una struttura quadrata) si incastrano perfettamente i gradini autoportanti.

Gradino dopo gradino si ha una sensazione strana: è come se si venisse spinti verso l’esterno, contro il muro portante della struttura! Giancarlo ci ha spiegato che è normale dato che la scala stessa è inclinata verso l’esterno, perciò verso il muro, per alleggerire il peso sulla colonna centrale.

Ciò che rende questa scala un vero spettacolo per gli occhi è l’insieme di geometrie, forme e misure che la differenziano da qualsiasi altra. Persino la pittura è a sè stante: affidata dal Principe Antonio Boncompagni ai modenesi Fermo Forti e Angelo Forgheri, si sviluppa tra riquadri e figure grottesche rinascimentali, decisamente fuori dal comune! (Anche se, in realtà, le pareti erano solo intonacate e questo cambiamento venne apportato dal 1880).

Una curiosa questione di numeri

Non voglio tempestarvi di numeri anche perchè non ne sarei capace, ma c’è un dettaglio di questa scala che mi ha colpito particolarmente. Mai sentito parlare di sequenza di Fibonacci? Io sì, anche perchè è stato l’argomento della mia tesi di maturità..

Senza entrare troppo nei meriti, il principio su cui si basa questa sequenza di numeri è che la somma di due consecutivi dà il valore del successivo. Il rapporto tra un numero e il successivo, inoltre, rappresenta una costante (1,618) chiamata Sezione aurea o numero di Fidia.

Potreste averne già sentito parlare a proposito di capolavori quali La Gioconda, L’Uomo di Vitruvio e La Vergine delle Rocce poichè è stato dimostrato, secolo dopo secolo e studio dopo studio, come questo rapporto sia correlato con la nostra percezione visiva. Cosa vuol dire? Che se in un quadro, un’opera, un paesaggio o qualsiasi cosa possiamo vedere è presente questo rapporto tra le lunghezze, ci sembrerà sicuramente bello o quantomeno armonioso. Provare per credere!

Leggenda o verità?

Prima di tornare a casa il Nonno ha voluto domandare al signor Ceci una curiosità che aveva da anni. Si dice, secondo una leggenda, che alla scala manchino gli ultimi gradini e che nessuno abbia mai provveduto a farli. Ma è vero??

Sembra di no! E’ una leggenda che nasce dalla rivalità tra vignolesi e ferraresi all’epoca della costruzione del Palazzo. Quei gradini ci sono, li ho visti coi miei occhi ma… In realtà sono due gradini in uno e, per di più, diverso come forme e dimensioni rispetto agli altri 105. E’ tutta questione di fisica e proporzioni (quell’ultimo e imponente gradino fa da contrappeso a tutta la scala, la tiene unita e intatta), nessuno scherno da parte dei costruttori ferraresi nei confronti dei vignolesi, ma i luoghi acquistano fascino anche grazie alle leggende, no?!

Il mio racconto, però, non finisce qui..

Non potevo parlare solamente di storia e architettura, no?!

Allora ho cercato una correlazione tra questo articolo e una ricetta. Non è servito nemmeno troppo tempo, avevo la soluzione sotto al naso! Abbiamo tanto parlato di Jacopo Barozzi, detto il Vignola, e allora perchè non concludere in dolcezza con l‘omonima torta, peraltro a lui dedicata in occasione del quarto anniversario della sua nascita?!

Io vi riporto la ricetta –simile, non originale– ma premetto che per assaggiare la versione unica e originale (fu addirittura brevettata dal suo ideatore Eugenio Gollini) vi straconsiglio di recarvi presso la Pasticceria Gollini a Vignola.

Torta simil Barozzi

Per dubbi e curiosità posso solo dirvi di visitare personalmente il Palazzo e la Scala, chiede di Giancarlo e andrete sul sicuro!

Ecco alcuni contatti per prenotare la vostra visita guidata:

Parrocchia di Vignola

[email protected]

059771062

Punto Informativo Turistico di Vignola

[email protected]

3204322318

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