Perché è importante mangiare di stagione (!) (?)

Mai avrei pensato di potermi trovare in una situazione simile, eppure sto cercando le parole per spiegare come mai sia così importante mangiare di stagione, per noi e non solo.

Quella che, per me, più che una domanda è una affermazione risulta, ad oggi, tutt’altro che scontata e mi “costringe” a dedicare un intero articolo al tema.

Perché dovresti mangiare di stagione?

Una doverosa premessa è che quando parliamo di “cibo di stagione” non ci riferiamo esclusivamente a frutta e verdura, ma anche a pesce, carne (anche se, in questo caso, è meno restrittiva) e altri prodotti.

Il pesce ha una stagionalità ed è fondamentale rispettarla per la tutela dei nostri mari, date un’occhiata a questo articolo ADOC.

Le stagioni sono frutto delle influenze metereologiche-astronomiche dell’universo e dei pianeti sulla Terra. E’ innegabile ci siano, qui come nelle zone tropicali: le vediamo coi nostri occhi, le sentiamo sulla nostra pelle e le udiamo anche.

Mangiare di stagione è la cosa più naturale che tu possa fare e non ha controindicazioni! E’ una necessità per te stesso e un dovere nei confronti della natura, un gesto che può essere di grande impatto per il nostro pianeta.

Quanti (tanti) benefici

mangiare di stagione

Distinguo due casi per farti capire meglio le conseguenze di una scelta di questo tipo su di te e sugli altri. Ti elenco alcuni vantaggi degli ingredienti di stagione, sei pronto/a?

Su di te

1) Costano meno

Fai caso ai prezzi al kg dei prodotti che compri? Ti sei accorto che un pomodoro a dicembre costa il triplo di un pomodoro a luglio?

E’ normale! La coltivazione fuori stagione richiede un importante impiego di risorse dall’acqua all’energia, tante di più rispetto a quelle necessarie in stagione.

Per far crescere e, soprattutto, maturare i pomodori a dicembre servono serre riscaldate, tanta acqua, pesticidi (molti dei quali in Italia non sono consentiti ma in paesi da cui importiamo sì). A questo vanno aggiunte le spese di trasporto perché, spesso, queste coltivazioni non sono locali: il più delle volte, ahimè, provengono dall’Orto d’Europa -Almeria, Spagna.

La somma di queste voci, più tante altre, fa lievitare il prezzo dei prodotti non di stagione. Al contrario, i prodotti di stagione sono più disponibili -quantità maggiori-, provengono da coltivazioni locali (il più delle volte) e non hanno bisogno di eccessive risorse.

Conseguenza: costano meno e..

2) Sono più buoni

Vogliamo accanirci con questo benedetto pomodoro? Ma tu la senti la differenza di gusto tra un pomodoro a dicembre e uno a luglio?!

Io sì e anche tanto. Nel secondo caso è assai più dolce, succoso, concentrato, profumato, morbido.

E questo vale per tanti altri ortaggi e, ancor di più, per la frutta. Quanto sono buone le nostre pesche o albicocche italiane a luglio? E quanto sono dure, insapori, le pesche cilene a febbraio?

La differenza di gusto, di sapore, di profumo è innegabile. Il motivo ce lo spiega la natura: un prodotto, nella sua stagione, cresce naturalmente prendendo ciò che serve dal suolo e dal sole.

E’ ovvio, però, che nel 2019, con 7 miliardi di abitanti sul pianeta, non possa bastare il solo lavoro della natura; gli agricoltori farebbero la fame se non intervenissero sulle coltivazioni e si limitassero a cogliere i prodotti della terra. Esiste, però, una via di mezzo equa-solidale-ecologica per avere abbastanza prodotti per tutti.

3) Sono più sani e ricchi di nutrienti

Diversi studi confermano il divario nutrizionale tra prodotti di stagione e non, con risultati nettamente a favore dei primi. Gli agrumi, per esempio, sono ricchissimi di vitamina C nei mesi invernali e ce ne forniscono abbastanza da superare l’influenza e i malanni stagionali, senza bisogno di ricorrere a farmaci.

Al contrario, i prodotti di serra non maturano le stesse proprietà e non contengono i giusti apporti zuccherini-proteici & co. Contengono, ahimè, pesticidi e additivi spesso illegali nel nostro paese.

A maggior ragione se consideriamo che, nella stragrande maggioranza dei casi, vengono colti con settimane d’anticipo ed eseguono la maturazione in apposite celle riscaldate durante il trasporto.

4) La tua dieta è più varia

A breve parleremo anche di biodiversità, tema collegato a questo punto. Intanto riflettiamo sul fatto che consumare e cucinare ingredienti di stagione ci consente di variare la nostra alimentazione: mangiamo, infatti, pomodori d’estate e agrumi in inverno, zucca in autunno e asparagi in primavera. Non ripetiamo gli stessi prodotti per tutto l’anno e non ci “annoiamo” mai a tavola.

Abituiamoci ad aspettare, a rispettare i cicli naturali e ad approfittare di un ingrediente finché possiamo. Non è forse questo che ci hanno insegnato i nostri antenati?

Perché facciamo le conserve a fine agosto? Perché vogliamo portare con noi alcuni ingredienti nei mesi freddi, senza però ricorrere a coltivazioni intensive e ad alto impatto. Facciamo la conserva di pomodoro perché sappiamo che da ottobre a maggio non vedremo crescere alcun pomodoro!

Sull’ambiente e sugli altri

1) Sono più ecologici ed etici

Hai idea su quante risorse, vegetali e animali, rinnovabili e non, richieda la produzione di una materia prima?

Un kg di carne di manzo necessita di 15500 Litri d’acqua, 370 m2 di suolo e genera emissioni pari a 105kg di gas serra. Per una tazzina di caffè si impiegano 140 Litri d’acqua (per coltivazione, maturazione, raccolta, lavorazione, trasporto..), per un gianduiotto 130 Litri.

Qualsiasi cosa si coltivi/produca ha un impatto sul pianeta, che sia idrico, carbonico e così via. In questi termini, le produzioni industriali hanno un alto impatto, molto più elevato di quelle sostenibili.

I cibi di stagione, a maggior ragione se locali, richiedono meno sprechi e risorse, sono indubbiamente più ecologici (per quanto, comunque, lascino un’impronta). In più, sono etici poiché non richiedono -il più delle volte- deforestazioni, soprusi di popoli ed etnie, sfruttamento della manodopera e infrazione di diritti.

Capirai ancora meglio al punto 3!

2) Favoriscono la biodiversità

<<La biodiversità non è un lusso ma una condizione imprescindibile per il nostro benessere>>

Cit. Cristiana Pasca Palmer, segretario esecutivo della Convenzione sulla diversità biologica 2019 Vedi anche “La giornata mondiale della biodiversità 2019”, Focus

Parto da alcuni dati per farvi capire la citazione:

-il 75% del cibo prodotto ad oggi per il consumo umano deriva da SOLE 12 specie vegetali e 5 animali.

-esistono 250mila, anche 300mila, vegetali commestibili e noi ne utilizziamo solo 150-200 (non mila).

-di 8 milioni di specie animali e vegetali, UN milione è in via d’estinzione per colpa del surriscaldamento globale e del comportamento umano.

Il nostro pianeta vanta una biodiversità incredibile: 8 milioni di specie diverse, avete idea di quante siano?

Oggi si coltivano e si allevano solo le specie più proficue, quelle che producono di più e che comportano meno rischi. Si selezionano le varietà di pomodoro per ottenere maggiori percentuali di raccolto, quelle di peperone per avere frutti più precisi e resistenti. Si incrociano specie, se ne fortificano alcune ma se ne eliminano altre con conseguenze dannose per la biodiversità.

Ci battiamo tanto per la diversità di genere, di forma fisica, di pensiero e poi non siamo in grado di tutelare la diversità biologica, così importante per la nostra sopravvivenza.

3) Hanno una minore impronta carbonica

Mai sentito parlare di impronta carbonica o carbon footprint?

E’ una stima delle emissioni di gas serra -in primic Co2- generate da determinate attività tra cui: allevamento, coltivazione, industria, trasporti, turismo, vita umana/animale.

Ognuno di noi lascia un’impronta carbonica, ahimè. Ogni giorno ci nutriamo, facciamo acquisti, ci spostiamo e, inevitabilmente, aumentiamo le emissioni di gas serra.

Azzerarla è quasi impossibile, ma esistono molti modi per ridurre la nostra impronta, il primo fra tutti è rendersi consapevoli e agire di conseguenza.

Siamo noi a decidere cosa e quanto mangiare, optare per prodotti di stagione è un ottimo modo per contrastare le emissioni insensate.

Gli svantaggi?

…ci sto pensando ma, credimi, non riesco a pensarne uno. Se a te ne è venuto in mente qualcuno scrivimi, sarò contenta di capire un punto di vista diverso dal mio!

Come mangiare di stagione

Infine, ecco alcuni consigli per mangiare di stagione:

  • Consulta i calendari stagionali: ne trovi tantissimi su internet (non tutti super affidabili, attenzione). Io ne mando uno al mese via Newsletter e consiglio di associarlo a una buona programmazione dei pasti!
  • Trova rivenditori di fiducia: che sia un supermercato o, ancora meglio, una bottega, conosci il tuo fornitore. Fatti indicare i prodotti di stagione e preferibilmente locali. E RICORDA: se vedi un ingrediente sul banco del fruttivendolo non significa sia di stagione!
  • Varia le ricette: non limitarti sempre al solito piatto di zucchine grigliate o di pomodori crudi. Impara a mangiare e cucinare anche verdure, pesci e carne diversi, sperimenta. Ecco alcuni spunti per le verdure, la carne e il pesce.

Ma poi.. perché non dovresti mangiare di stagione?!

Vedi sopra, non riesco a darti un motivo per mangiare fuori stagione.

Forse la “comodità” di mangiare un prodotto che ti piace 365 giorni l’anno? A che pro, considerando che tale prodotto non sarà mai buono/ricco/sano ugualmente nei 365 giorni??

Nel caso tu abbia un’idea diversa dalla mia sarò molto contenta di leggerla e, nel caso ti faccia piacere, di discuterne amichevolmente.

Se sei finito qui c’è sicuramente un BUON motivo!

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